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INFORTUNI SPORTIVI, ATTREZZATURA E CALZATURE ADATTE

Attrezzature e scarpe sportive

Ogni sport ha la sua attrezzatura tecnica con caratteristiche studiate per svolgere al massimo l’attività fisica e con il fine ultimo di ottimizzare ed efficientare la performance. La scarpa diventa quindi un elemento fondamentale, perciò sarà altrettanto importante la scelta.

Ma possiamo anche prevenire gli infortuni attraverso una buona selezione delle scarpe?

Ormai siamo bombardati da messaggi pubblicitari e di venditori che ti consigliano scarpe fantasmagoriche adatte alla postura del corpo. Tante volte abbiamo sentito che una buona postura riduce il rischio di infortuni e che una buona scarpa potrebbe essere la soluzione. Purtroppo o per fortuna oggi non è possibile fare un’affermazione del genere. La spesa per una calzatura non può essere associata alla prevenzione bensì al gusto personale e alle sensazioni che proviamo e all’ influenza data dal  marketing che subiamo. Tuttavia la scelta di una scarpa da trekking o da running deve essere una scelta più soggettiva possibile!

 

Valutazione del tipo d’ appoggio

Il commesso, se è esperto o se ha un negozio fornito, potrebbe chiederti di salire su una pedana baropodometrica, solamente con l’intento di vedere come distribuisci il peso del corpo. Un altro mezzo molto utile è chiederti di utilizzare un tapis roulant del negozio per vedere come utilizzi il piede e come viene ripartito il carico sul piede e sulle articolazioni.

 

 

 

Conoscere le caratteristiche del nostro appoggio: varismo, valgismo, arco plantare arcuato o meno, potrebbe essere utile nella scelta della calzatura più adatta per la nostra attività sportiva. Consideriamo, però, che un commesso non studia il corpo umano e le sue patologie, semplicemente mette al servizio la sua esperienza e detta conclusioni solamente da un punto di vista empirico. Quindi è perfetto se vogliamo farci raccomandare una scarpa che ci permetta di svolgere al massimo delle possibilità i nostri hobbies o sport, ma non possiamo ricevere consigli sulla prevenzione dagli infortuni come distorsioni.

 

La postura

Ad oggi non c’è ricerca scientifica che dimostri che una determinata scarpa possa prevenire l’infortunio. Molti esperti nel mondo scientifico si chiedono pure se sia il caso di modificare continuamente la postura, quando l’atleta ha invece trovato un equilibrio strutturale. Facciamo l’esempio del maratoneta Emil Zatopek, detto la “Locomotiva Umana”: ha vinto molti trofei, ma è anche famoso per la sua corsa scoordinata e per un valgismo della volta plantare molto accentuato. Ha senso andare a modificare l’assetto di una persona che non ha DOLORE e ha dei risultati brillanti come in questo caso? Non molto è la risposta.

 

Come possiamo scegliere una calzatura adatta?

L’attrezzatura che ci compriamo ha lo scopo di effettuare meglio il gesto atletico e non quello di preservare il corpo. La scelta è sempre soggettiva, quindi dobbiamo pensare alle nostre caratteristiche: struttura e forma del piede, base larga o stretta, prendere in considerazione il nostro peso corporeo e la nostra preparazione fisica.
In conclusione la calzatura più appropriata si baserà su diversi fattori, come abitudini, obiettivi, storia recente e passata, infortuni precedenti e quindi evitiamo l’idea di avere una scarpa che possa andare bene per tutti anche se è la più famosa o la migliore in commercio.

L’unica prevenzione che possiamo fare è nella gestione del carico o dello stress meccanico applicato al corpo e la capacità di assorbirlo, ma qui entriamo in un capitolo diverso. La stimolazione di un tessuto e la sopportazione o l’adattamento a un determinato stimolo, se non bilanciato, potrebbe portarci verso un rischio di infortunio. Quindi scegli una scarpa che si adatta di più al tuo hobbie o sport e non fare troppi ragionamenti sulla prevenzione di ipotetici infortuni. Allenati bene e arriva preparato all’attività sportiva.

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ATTIVITA’ ESTIVE E INFORTUNI MUSCOLO-SCHELETRICI

Le attività estive comportano spesso infortuni come distorsioni, tendiniti o strappi muscolari. È sempre complicato e difficile educare la popolazione ormai abituata a certi rituali tramandati di generazione in generazione. Oggi vorrei dedicare un articolo intero a quello, che spesso o quasi sempre, si fa di sbagliato di fronte ad infortuni di un distretto dell’apparato muscolo-scheletrico.

Le più recenti ricerche scientifiche ci fanno riflettere sui consigli dati alle persone, ma come possiamo educare i cittadini e soprattutto i professionisti (medici) del settore ad aggiornarsi? Chi ne paga le conseguenze è il paziente, ovvero, più siamo al passo con le ricerche e meglio aiuteremo i nostri assistiti.

 

Infortuni, cosa EVITARE ?

Oggi gli acronimi ICE, RICE, POLICE ….sono tutti  protocolli superati.

Come mai la mamma mi ha sempre detto di mettere il ghiaccio o il dottore appena mi faccio male urla in diverse lingue la necessità di apportare freddo endogeno per ridurre il dolore e il gonfiore? L’utilizzo del ghiaccio crea molte perplessità, per esempio è dimostrato che la temperatura interna non cambia, quindi il freddo endogeno non passa. Un utilizzo prolungato può creare una perdita di responsività a livello recettoriale, quindi una struttura meno reattiva agli stimoli esterni.

Un utilizzo prolungato può creare anche delle bruciature sulla pelle, ma quello può essere evitato facilmente applicando un panno per creare una barriera sulla nostra pelle evitando il contatto diretto con la cute. Insomma la vasca con acqua, sale e aceto della nonna non è accettata dalla comunità scientifica, non ha passato il test di approvazione.

Ma la domanda può sorgere spontanea: ma il ghiaccio non diminuisce la sensibilità dolorosa? La risposta è si. Il ghiaccio ha un effetto antalgico locale e momentaneo, quindi l’analgesia è la prima cosa che una persona cerca, ma non dobbiamo più ragionare a livello empirico. Sarebbe veramente importante se tutti seguissero delle linee guida comuni perché si avrebbero meno diatribe interne e più comunicazione tra professionisti e dottori, eliminando l’ego personale che danneggia la medicina.

 

Infortuni, cosa FARE?

Ad oggi, qualora questa estate mi trovassi di fronte ad un infortunio, cosa dovrei fare?
Rispettare le linee guida moderne ricordando un facile acronimo che ritroviamo anche in altri contesti PEACE & LOVE. Questo è il nuovo modello da seguire, ma ora andiamo a vedere passo dopo passo che significa ogni lettera di questo acronimo.

Protection: evitare che l’arto o il distretto colpito possa andare incontro ad ulteriori danni o movimenti che esacerbino il dolore. Insomma il paziente deve stare fermo e protetto, perché la vera medicina è il riposo e la calma. Il corpo attuerà tutti i meccanismi riparatori che conosce, molto meglio di una farmacia super attrezzata.

Elevation: in caso di trauma ad arti inferiori, sollevare la gamba sopra il livello del cuore affinchè la gravità riporti  più facilmente, alla base, i liquidi fuoriusciti dopo l’infortunio. Il gonfiore è uno degli effetti post-traumatici e per aiutare il ritorno venoso dobbiamo attuare delle pratiche facilmente riproducibili.

Avoid Anti-inflammatoreies: evitare gli antifiammatori e non usare il ghiaccio, potrebbe creare confusione e paura. In realtà andrebbe consigliato di non prendere farmaci nelle prime fasi e aspettare che il corpo svolga le sue funzioni naturali da riparatore. Il farmaco potrebbe (utilizzo il condizionale, perché potrei essere linciato dopo questa affermazione) fare peggio, rallentando la guarigione del corpo che invece deve fare il suo corso.

Il nostro corpo si rende conto che abbiamo avuto un danno ed è premunito “di una farmacia interna molto assortita”. Utilizza l’infiammazione per riparare i tessuti danneggiati e quindi interrompendo questo processo si otterrebbe l’effetto contrario. Ora pensiamo a quante volte abbiamo fatto il contrario: quasi sempre, io compreso.

Compression: bisogna ridurre il gonfiore e quindi l’utilizzo di bende elastiche o tape è consigliato, l’importante è che vengano messe bene e con raziocinio. Fare una fasciatura fatta male può essere peggio che non farla, quindi studiare bene il trauma e valutare di cosa ha bisogno il paziente.

Education: educare il paziente è molto importante. E’ utile spiegargli la condizione in cui si trova scegliendo le parole giuste. Empatia e comunicazione verbale e non verbale, sono basilari. Poi sarà il paziente a scegliere il suo percorso, ma almeno sappiamo che abbiamo fatto il massimo per istruirlo.

Load: aumentare il carico graduale seguendo i segnali inviati dal paziente, che sa riconoscere benissimo se un movimento è safe o meno. Quindi renderlo partecipe di questo processo, perché dobbiamo tornare al carico, ma solamente quando la persona è pronta e quando il professionista ritiene che sia il momento adatto. Il dolore sarà il segnale che ci guiderà in questa fase e ci indicherà se è troppo presto o meno.

Optimism: l’aspetto psicologico ormai è stato introdotto da tempo perché influisce tantissimo sull’andamento della guarigione, i nostri pazienti devono essere assistiti anche emotivamente, quindi essere ottimisti!
Il corpo si adatta a tutto, anche di fronte ad un brutto infortunio.
Trasmettere serenità, far comprendere i vari passaggi di stato e i miglioramenti ottenuti, per allontanare il più possibile la paura del dolore cronico e persistente.

Vascularisation: permettere, quando è possibile, delle attività cardio-vascolari che aiutino la vascolarizzazione del tessuto danneggiato.

Exercise: infine il recupero attivo va per la maggiore, soprattutto quando il dolore è diminuito o passato del tutto. Consigliare al paziente esercizi di rinforzo muscolare, di propriocettiva che stimolino la zona interessata per rispondere meglio agli stimoli esterni e per evitare ulteriori ricadute.

 

Affidarsi ai giusti specialisti

Tutte queste sono delle linee guida importanti che possiamo consigliare al paziente che si è fatto male, ma un altro approccio molto raccomandato è di farsi vedere da un fisioterapista specializzato che conosca molto bene le pratiche da effettuare. Insomma non bisogna mai sottovalutare un problema fisico, perché potrebbe diventare qualcosa di molto più fastidioso e difficile da debellare. L’educazione e il buon senso ci aiutano ad evitare conseguenze molto più gravose.

 

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ESERCIZI E CONSIGLI PER PREVENIRE INFORTUNI DURANTE L’ ATTIVITA’ FISICA ALL’ APERTO

Prevenire gli infortuni sportivi durante gli allenamenti all’aperto richiede particolare attenzioni a più fattori.

Capire da quale condizione fisica si parte è fondamentale, per capirlo si possono fare dei TEST in particolare test FORZA, RESISTENZA, POTENZA, COORDINAZIONE, FLESSIBILITA’

-Importanza di un buon riscaldamento: il riscaldamento serve ad innalzare la temperatura corporea, migliorando cosi la FLUIDITA’ del sangue favorendo L’OSSIGENAZIONE dei muscoli al fine di evitare contratture, stiramenti o strappi

-Utilizzare una giusta attrezzatura: prediligere MATERIALI TECNICI , calzature adeguate. Ogni attività ad alto o basso impatto che sia necessita di un adeguata attrezzatura

-Allenarsi in maniera graduale: la ripresa deve essere LENTA E GRADUALE cosi che il fisico non sia sottoposto ad uno stress eccessivo

-Idratarsi in modo frequente: è consigliato BERE un quarto di litro d’acqua ogni 15 MINUTI circa durante l’allenamento. Terminata l’attività bere acqua fresca a piccoli sorsi ogni 15’

-Adeguati tempi di recupero: assicurati di recuperare in modo corretto, prediligi tempi di recupero maggiori rispetto al solito minuto

Seguendo già questi consigli un principiante può ridurre il rischio di lesioni e allenarsi in modo sicuro e salutare.

 

Esercizi utili per la corsa

 

  • Sollevarsi almeno una decina di volte sulle punte
  • Salire e scendere da un gradino
  • Afferrare un asciugamano con le dita dei piedi

 

Esercizi utili per qualsiasi attività

Rinforzo del core (plank), esercizi per mobilità di spalle, anche, caviglie, scapole

 

  • Fai delle circonduzioni delle caviglie, anche, braccia e polsi.
  • Mobilizza le scapole verso l’alto everso il basso, esterno e interno.
  • Solleva leggermente il piede e punta verso terra prima la punta e poi il tallone.
  • Fletti il ginocchio a 90 gradi e portalo verso l’esterno.