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Le attività estive comportano spesso infortuni come distorsioni, tendiniti o strappi muscolari. È sempre complicato e difficile educare la popolazione ormai abituata a certi rituali tramandati di generazione in generazione. Oggi vorrei dedicare un articolo intero a quello, che spesso o quasi sempre, si fa di sbagliato di fronte ad infortuni di un distretto dell’apparato muscolo-scheletrico.

Le più recenti ricerche scientifiche ci fanno riflettere sui consigli dati alle persone, ma come possiamo educare i cittadini e soprattutto i professionisti (medici) del settore ad aggiornarsi? Chi ne paga le conseguenze è il paziente, ovvero, più siamo al passo con le ricerche e meglio aiuteremo i nostri assistiti.

 

Infortuni, cosa EVITARE ?

Oggi gli acronimi ICE, RICE, POLICE ….sono tutti  protocolli superati.

Come mai la mamma mi ha sempre detto di mettere il ghiaccio o il dottore appena mi faccio male urla in diverse lingue la necessità di apportare freddo endogeno per ridurre il dolore e il gonfiore? L’utilizzo del ghiaccio crea molte perplessità, per esempio è dimostrato che la temperatura interna non cambia, quindi il freddo endogeno non passa. Un utilizzo prolungato può creare una perdita di responsività a livello recettoriale, quindi una struttura meno reattiva agli stimoli esterni.

Un utilizzo prolungato può creare anche delle bruciature sulla pelle, ma quello può essere evitato facilmente applicando un panno per creare una barriera sulla nostra pelle evitando il contatto diretto con la cute. Insomma la vasca con acqua, sale e aceto della nonna non è accettata dalla comunità scientifica, non ha passato il test di approvazione.

Ma la domanda può sorgere spontanea: ma il ghiaccio non diminuisce la sensibilità dolorosa? La risposta è si. Il ghiaccio ha un effetto antalgico locale e momentaneo, quindi l’analgesia è la prima cosa che una persona cerca, ma non dobbiamo più ragionare a livello empirico. Sarebbe veramente importante se tutti seguissero delle linee guida comuni perché si avrebbero meno diatribe interne e più comunicazione tra professionisti e dottori, eliminando l’ego personale che danneggia la medicina.

 

Infortuni, cosa FARE?

Ad oggi, qualora questa estate mi trovassi di fronte ad un infortunio, cosa dovrei fare?
Rispettare le linee guida moderne ricordando un facile acronimo che ritroviamo anche in altri contesti PEACE & LOVE. Questo è il nuovo modello da seguire, ma ora andiamo a vedere passo dopo passo che significa ogni lettera di questo acronimo.

Protection: evitare che l’arto o il distretto colpito possa andare incontro ad ulteriori danni o movimenti che esacerbino il dolore. Insomma il paziente deve stare fermo e protetto, perché la vera medicina è il riposo e la calma. Il corpo attuerà tutti i meccanismi riparatori che conosce, molto meglio di una farmacia super attrezzata.

Elevation: in caso di trauma ad arti inferiori, sollevare la gamba sopra il livello del cuore affinchè la gravità riporti  più facilmente, alla base, i liquidi fuoriusciti dopo l’infortunio. Il gonfiore è uno degli effetti post-traumatici e per aiutare il ritorno venoso dobbiamo attuare delle pratiche facilmente riproducibili.

Avoid Anti-inflammatoreies: evitare gli antifiammatori e non usare il ghiaccio, potrebbe creare confusione e paura. In realtà andrebbe consigliato di non prendere farmaci nelle prime fasi e aspettare che il corpo svolga le sue funzioni naturali da riparatore. Il farmaco potrebbe (utilizzo il condizionale, perché potrei essere linciato dopo questa affermazione) fare peggio, rallentando la guarigione del corpo che invece deve fare il suo corso.

Il nostro corpo si rende conto che abbiamo avuto un danno ed è premunito “di una farmacia interna molto assortita”. Utilizza l’infiammazione per riparare i tessuti danneggiati e quindi interrompendo questo processo si otterrebbe l’effetto contrario. Ora pensiamo a quante volte abbiamo fatto il contrario: quasi sempre, io compreso.

Compression: bisogna ridurre il gonfiore e quindi l’utilizzo di bende elastiche o tape è consigliato, l’importante è che vengano messe bene e con raziocinio. Fare una fasciatura fatta male può essere peggio che non farla, quindi studiare bene il trauma e valutare di cosa ha bisogno il paziente.

Education: educare il paziente è molto importante. E’ utile spiegargli la condizione in cui si trova scegliendo le parole giuste. Empatia e comunicazione verbale e non verbale, sono basilari. Poi sarà il paziente a scegliere il suo percorso, ma almeno sappiamo che abbiamo fatto il massimo per istruirlo.

Load: aumentare il carico graduale seguendo i segnali inviati dal paziente, che sa riconoscere benissimo se un movimento è safe o meno. Quindi renderlo partecipe di questo processo, perché dobbiamo tornare al carico, ma solamente quando la persona è pronta e quando il professionista ritiene che sia il momento adatto. Il dolore sarà il segnale che ci guiderà in questa fase e ci indicherà se è troppo presto o meno.

Optimism: l’aspetto psicologico ormai è stato introdotto da tempo perché influisce tantissimo sull’andamento della guarigione, i nostri pazienti devono essere assistiti anche emotivamente, quindi essere ottimisti!
Il corpo si adatta a tutto, anche di fronte ad un brutto infortunio.
Trasmettere serenità, far comprendere i vari passaggi di stato e i miglioramenti ottenuti, per allontanare il più possibile la paura del dolore cronico e persistente.

Vascularisation: permettere, quando è possibile, delle attività cardio-vascolari che aiutino la vascolarizzazione del tessuto danneggiato.

Exercise: infine il recupero attivo va per la maggiore, soprattutto quando il dolore è diminuito o passato del tutto. Consigliare al paziente esercizi di rinforzo muscolare, di propriocettiva che stimolino la zona interessata per rispondere meglio agli stimoli esterni e per evitare ulteriori ricadute.

 

Affidarsi ai giusti specialisti

Tutte queste sono delle linee guida importanti che possiamo consigliare al paziente che si è fatto male, ma un altro approccio molto raccomandato è di farsi vedere da un fisioterapista specializzato che conosca molto bene le pratiche da effettuare. Insomma non bisogna mai sottovalutare un problema fisico, perché potrebbe diventare qualcosa di molto più fastidioso e difficile da debellare. L’educazione e il buon senso ci aiutano ad evitare conseguenze molto più gravose.

 

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