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Benessere

IL PILATES POSTURALE PER UN AUTUNNO ATTIVO

Con l’autunno alle porte, è giunto il momento perfetto per riscoprire il benessere del tuo corpo attraverso il pilates posturale. Dopo mesi di vacanze e relax estivo, questa stagione rappresenta l’occasione ideale per concentrarsi sulla postura, la forza del core e il miglioramento della salute fisica e mentale. In questo articolo, esploreremo come il pilates posturale possa diventare il tuo compagno ideale per affrontare la transizione verso l’autunno con energia e vitalità.

L’ importanza della postura corretta

La postura corretta è fondamentale per il benessere generale del nostro corpo. Una cattiva postura può causare problemi di salute, come dolore alla schiena, tensione muscolare, e problemi alle articolazioni. Inoltre, influisce sulla nostra fiducia e proiezione nell’ambiente. Il pilates posturale è un metodo altamente efficace per migliorare la postura. Attraverso esercizi specifici, aiuta a rafforzare i muscoli posturali, aumentando la stabilità e l’allineamento del corpo.

 

Benefici del pilates posturale

Il pilates posturale offre una vasta gamma di benefici. Uno dei vantaggi principali è il potenziamento del core, che include i muscoli addominali, lombari e pelvici. Questo rafforzamento contribuisce a migliorare la stabilità del tronco e a prevenire problemi di schiena. Inoltre, il pilates posturale favorisce la flessibilità, migliorando l’ampiezza di movimento delle articolazioni. Questo può aiutare a prevenire lesioni e a migliorare la coordinazione.
Il pilates posturale promuove anche il rilassamento e la riduzione dello stress attraverso l’attenzione ai movimenti e alla respirazione. Questa pratica contribuisce a una maggiore consapevolezza del corpo e della mente, favorendo il benessere mentale. Nel complesso, questi benefici si riflettono positivamente sulla qualità della vita quotidiana, permettendoti di affrontare le sfide dell’autunno con maggiore serenità.

Pilates posturale per tutte le età

Una delle caratteristiche più sorprendenti del pilates posturale è che è adatto a tutte le età e livelli di fitness. Indipendentemente dal tuo stato fisico attuale, il programma di allenamento può essere personalizzato per soddisfare le tue esigenze specifiche. Questo rende il pilates posturale accessibile a chiunque, dai giovani ai più anziani, dai principianti agli atleti esperti.
Il pilates posturale offre una soluzione versatile per le esigenze individuali. Le lezioni possono variare in intensità, dalla pratica più dolce e rilassante alla sfida di esercizi avanzati. Questa flessibilità lo rende un’ottima scelta per coloro che cercano una forma di esercizio su misura per le loro esigenze.

Scegliere il pilates posturale in ottobre

Ottobre è il momento ideale per iniziare o riprendere il pilates posturale. Questo mese segna la transizione dall’estate all’autunno, offrendo un nuovo inizio e una motivazione per adottare abitudini sane. Le temperature più fresche e le giornate più corte possono essere un incentivo per cercare attività al coperto, e il pilates posturale è una scelta eccellente.
Inoltre, l’autunno è spesso associato a un ritmo di vita più lento, il che lo rende l’opportunità perfetta per concentrarti su te stesso e sul tuo benessere. Inizia a investire nella tua salute fisica e mentale ora, e vedrai i benefici riflettersi nella tua vita quotidiana. Con il pilates posturale come compagno, potrai affrontare l’autunno con energia, vitalità e una postura impeccabile.

In conclusione, non c’è momento migliore per riscoprire il benessere del tuo corpo attraverso il pilates posturale. La postura corretta, i benefici tangibili e l’adattabilità di questa pratica lo rendono una scelta saggia per migliorare la tua salute fisica e mentale. Prendi l’iniziativa questo ottobre e preparati a goderti l’autunno con una nuova prospettiva sulla tua salute e il tuo benessere.

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YOGA PER L’ EQUILIBRIO EMOTIVO

Lo stress è un problema comune nella società odierna e può avere un impatto significativo sulla salute e sul benessere di una persona. Il suo impatto si estende ben oltre la sfera mentale, influenzando anche il corpo e il sistema immunitario. Tuttavia, esistono molte strategie per gestire lo stress e una delle più efficaci è la pratica dello yoga. Lo yoga non solo aiuta a ridurre lo stress, ma promuove anche il rilassamento e il benessere generale.

 

Yoga e stress

Lo yoga è una disciplina millenaria che combina movimenti fisici, respirazione controllata e meditazione per creare un equilibrio tra mente e corpo. Questa pratica è particolarmente efficace nella gestione dello stress, poiché agisce su vari livelli:
• Riduzione della tensione muscolare: molte pose yoga coinvolgono il rilassamento e il distensione dei muscoli, riducendo la sensazione di tensione che spesso accompagna lo stress.
• Miglioramento del flusso sanguigno: lo yoga favorisce il flusso sanguigno, garantendo un migliore apporto di ossigeno al cervello, che a sua volta può migliorare la chiarezza mentale e la capacità di gestire lo stress.
• Controllo della respirazione: il controllo consapevole della respirazione è fondamentale nello yoga. Questo aiuta a calmarci e a gestire il respiro durante situazioni stressanti.
• Meditazione e consapevolezza: la pratica yoga spesso include momenti di meditazione e consapevolezza, che possono aiutare a ridurre i pensieri ansiosi e a concentrarsi sul presente.

Esercizi di yoga per la gestione dello stress

Ecco una serie di pose yoga e tecniche di respirazione che puoi sperimentare per ridurre lo stress:

Child’s pose (posizione del bambino): questa posizione coinvolge una leggera distensione della schiena e aiuta a rilassare i muscoli della parte bassa della schiena.

 

 

 

Cat-cow pose (posizione gatto-mucca): questo movimento fluido aiuta a sciogliere la tensione nella colonna vertebrale e rilassa la parte superiore del corpo.

 

 

 

Savasana (posizione del cadavere): una posizione di rilassamento totale, ideale per ristabilire la calma e la chiarezza mentale.

 

 

 

 

Tecnica di respirazione 4-7-8: inspira per 4 secondi, trattieni il respiro per 7 secondi, ed espira per 8 secondi. Questo esercizio di respirazione ha dimostrato di ridurre l’ansia.

 

 

 

Benefici a lungo termine

La pratica regolare dello yoga per la gestione dello stress può portare a benefici a lungo termine notevoli. Questi includono:
• Miglioramento della resistenza allo stress: lo yoga ti aiuta a sviluppare una maggiore resistenza alle situazioni stressanti.
• Migliore benessere emotivo: la pratica yoga favorisce la produzione di endorfine, migliorando il tuo umore complessivo.
• Miglioramento della salute fisica: riducendo lo stress, lo yoga può contribuire a prevenire disturbi fisici correlati allo stress, come l’ipertensione e i disturbi gastrointestinali.
• Aumento dell’energia e della concentrazione: lo yoga migliora la chiarezza mentale e l’energia, il che può aiutarti a essere più produttivo nella vita di tutti i giorni.

In un mondo sempre più stressante, il yoga offre un’ancora di salvezza per il benessere emotivo. Se vuoi gestire il tuo stress in modo sano ed efficace, inizia a praticare lo yoga. Anche solo pochi minuti al giorno possono fare la differenza. Non solo ti sentirai più rilassato e in pace con te stesso, ma avrai anche una migliore salute fisica e mentale a lungo termine. Quindi, prenditi del tempo per te stesso, stendi il tuo tappetino e inizia il tuo viaggio verso una vita meno stressante e più equilibrata.

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Benefici della fisioterapia per il dolore lombare

Il dolore lombare colpisce circa il 95% delle persone nel mondo almeno una volta nella vita. Quindi tutti noi siamo consapevoli della fragilità del corpo a livello della colonna vertebrale e per questo l’interesse a preservarla è alto.

Più fisioterapia, meno farmaci

La fisioterapia ha il compito importantissimo di comprendere quei meccanismi per cui la schiena va in sofferenza. Ci sono tantissimi ricercatori che studiano le lombalgie e le lombosciatalgie, con l’obiettivo di trovare una soluzione al problema. Oggi abbiamo molteplici strumenti di fisioterapia, che spiegano come attraverso la riabilitazione è possibile guarire da un problema alla schiena, ma anche come mantenere i benefici nel tempo. Nel futuro, il fisioterapista sarà sempre più specializzato nelle patologie muscolo-scheletriche: mani ed esercizi  saranno mezzi utili ai fini della guarigione. L’utilizzo di farmaci, ghiaccio, o qualsiasi metodo chimico sarà sempre meno utilizzato.

In futuro saremo tutti felicemente obbligati a rivolgerci ad un fisioterapista specializzato che, tramite un’attenta valutazione, capirà il nostro problema, trovando anche la soluzione. Oggi, per esempio, ci sono tantissime tecniche di mobilizzazioni vertebrali che lavorano anche in fase acuta, e che possono miracolosamente guarire in poco tempo patologie o fastidi che sembravano invalidanti. Significa che nel futuro avremo sempre più possibilità di affrontare il problema in maniera conservativa, senza l’utilizzo di farmaci o di interventi chirurgici. Quindi la terapia manuale applicata alla fisioterapia, ovvero manipolazioni, esercizi funzionali, valutazioni soggettive, sono la cura al vero problema dei dolori di schiena.

 

La fisioterapia per patologie croniche

Il dolore cronico di origine muscolo-scheletrica senza ombra di dubbio ha bisogno di un intervento fisioterapico specializzato. Diverso è per quelle patologie croniche il cui dolore ha origine da meccanismi più centrali dove il paziente ha bisogno di approccio multidisciplinare.

Spesso vengono in studio pazienti con lombosciatalgie acute che hanno seguito delle indicazioni mediche quali: farmaci, riposo, ghiaccio, piscina. Sono consigli che, noi, nel nostro studio, avremmo valutato attentamente. Di solito quando il paziente ottempera tutte queste indicazioni, senza risolvere il problema, è molto scoraggiato. Succede molte volte che entra nel nostro studio un paziente che ha seguito tutti i consigli, anche quello del parrucchiere, indicandoci come ultima spiaggia, creandoci delle responsabilità anche più grandi di quelle che dovremmo avere. Per fortuna ci sono tanti casi in cui siamo riusciti ad aiutare il paziente risolvendo il problema alla fonte.

 

Progressi e strumenti della fisioterapia

La neurodinamica per esempio è una tecnica che utilizziamo spesso con pazienti affetti da lombosciatalgia, perché lavora direttamente sul nervo e perciò sui sintomi neurogenici. Oggi abbiamo tanti strumenti naturali per curare le patologie della colonna lombare, spesso anche più efficaci di quei rimedi che appaiono veloci ed efficaci.

La fisioterapia si specializzerà sempre di più per risolvere quelle situazioni che la medicina precedentemente non sapeva risolvere. Già in tanti paesi, come l’Australia, i fisioterapisti hanno l’autonomia nella gestione del paziente, collaborano con  gli ortopedici solamente quando il paziente è in forte rischio per la propria salute.

Quando hai male alla schiena, prima di allarmarti fai una valutazione fisioterapica specializzata per vedere quale percorso è consigliato. Dopo un’attenta diagnosi fisioterapica ci saranno due strade da seguire, o affrontare un percorso fisioterapico o quello di rivolgersi ad un altro specialista.

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LA POSTURA PERFETTA

Postura o posturale o migliorare la postura sono accezioni o termini che spesso vengono utilizzate in maniera impropria. Infatti molti colleghi si specializzano in problematiche posturali, nonostante nella vita abbiano fatto altro. Senza titoli riconosciuti nel campo medico, creano una vera e propria confusione. Dare dei buoni suggerimenti ai propri pazienti può essere utile per evitare problematiche future e per avere un buono stato di salute generale. Tutti i fisioterapisti all’inizio del percorso accademico hanno studiato quelli che vengono chiamati punti anatomici del corpo. Attraverso un filo a piombo è possibile  riconoscere i punti di repere nei vari piani ed assi. Tutto questo può essere valutato attraverso un’attenta osservazione del paziente che giunge in studio.

 

Modificare la postura

Una buona postura non elimina il rischio di alcune lesioni o problemi, non è detto. La comunità scientifica reputa non importante cambiare la postura dopo una certa età anagrafica (30 anni) se il paziente non sente dolore e se svolge bene quelle che sono le attività fisiche. In fase di equilibrio potrebbe addirittura essere sbagliato modificare acquisiti del corpo. Diverso è se il paziente ha dolore o se il gesto atletico è completamente sbagliato. Se associamo quel difetto posturale al sintomo o problema va modificato.

 

Migliorare la postura

Al genere umano piace la perfezione, come madre natura ci ha fatto, e quindi sicuramente un corpo che si muove in sinergia e con coordinazione potrebbe essere molto più efficiente rispetto ad un altro che si muove tutto scoordinato. Se svolgi una vita sedentaria con poco sport e quindi con atteggiamenti deleteri, sarebbe utile diminuirli il più possibile. Ascolta il tuo corpo, crea una routine giornaliera con un po’ di attività fisica. Se reputi sia il caso, fatti  seguire da un professionista, almeno per una prima parte, potrà correggere quelli che chiamiamo difetti posturali. La postura, però,  non è tutto! Attenzione quando nel campo medico indicano il tuo problema, dolore, difetto come una conseguenza della tua postura: tutto deve essere dimostrato, attraverso test e segnali del corpo, oggi abbiamo i mezzi per capire.

 

 

Allenamenti e rischi infortuni

Bisogna considerare un aspetto però molto importante. Se un corpo è ben allenato, con forza e tono sicuramente sarà pronto per svolgere attività sportive rispetto ad una persona sedentaria, in sovrappeso e poco allenata che rischia maggiormente di incorrere in problemi fisici. Facciamo anche una premessa: tutti noi rischiamo infortuni o acciacchi, ma non per questo ci dobbiamo preoccupare di svolgere attività che ci piacciono. Stare a casa non è una soluzione, tuttavia più ci alleniamo e più lavoriamo sul nostro corpo, maggiormente abbattiamo il rischio, in termini di percentuale, di farci male. È anche vero che uno sportivo che fa kitesurfing o freestyle con gli sci, anche se molto allenato ha scelto delle pratiche sportive, con un alto tasso di infortuni, ma grazie agli allenamenti avrà una consapevolezza del proprio corpo maggiore, rispetto ad una persona pigra che guarda serie tv tutto il giorno.

 

Tempo per il nostro  corpo

Investire del tempo nella postura e nel corretto utilizzo del nostro corpo non è tempo perso e possiamo farlo con infinite modalità, anche attraverso l’aiuto di un professionista, che potrà curare sia l’aspetto fisico, sia quello psicologico. Inizia con dei piccolissimi passi per poi procedere gradualmente a quelli più grandi. Il mio consiglio è quello di fare attività fisica in gruppo, ma non avere paura di farlo da solo, anzi questo ti potrà garantire più autostima in futuro. Cercate un gruppo che svolge delle attività al vostro livello, senza nessun timore, ma con la consapevolezza che è per il  vostro benessere e a volte permette di superare delle paure infondate e di raggiungere maggior consapevolezza di se stessi.

RITORNO ALLE ATTIVITA’ AUTUNNALI IN “SICUREZZA”

Con l’arrivo dell’autunno, molte persone tornano alle loro attività quotidiane che includono il lavoro, lo studio e il fitness. Per un fisioterapista, questo è un momento cruciale per educare i pazienti su come tornare a queste attività in modo sicuro e prevenire infortuni.

La nostra vita mondana con le birkestock giunge al termine ed inizia invece il periodo dello stivaletto, per proteggersi dalla pioggia e dalle temperature più rigide. È anche una stagione dove l’attività lavorativa riprende a pieno ritmo, le scuole riaprono e tutto torna alla normalità. Questa stagione tuttavia ci porta anche a dei doveri morali e fisici, dove la cura del proprio corpo è centrale, soprattutto dopo aver trascorso le vacanze a rilassarsi.

 

Riprendere gli allenamenti e i nostri hobbies evitando  infortuni e malanni

L’ abbigliamento

Innanzitutto copriamoci sempre prima di uscire, perché sudare in estate è normale visto che le temperature rimangono alte anche la sera. Diverso è l’autunno con le sue temperature più rigide e quindi anche pericolose per la nostra salute.  L’ abbigliamento è la prima precauzione da avere. Vestirsi a cipolla e utilizzare un kway che ci protegge dall’umidità e dagli sbalzi termici, terribili per le parti del corpo scoperte. Non è un caso che la maggior parte delle influenze iniziano in questo periodo dell’anno in cui, tra l’ altro, è super consigliato per gli over 60 il vaccino antinfluenzale. Una volta sistemato l’abbigliamento, passiamo alla fase attiva.

Il riscaldamento

Prima di iniziare qualsiasi attività, all’aria aperta o in un luogo al chiuso, è consigliato un riscaldamento almeno di 10 minuti, considerando anche il fatto che uscire la mattina presto o allenarsi la sera tardi ci espone a temperature più rigide e ad un tasso di umidità maggiore.

 

 

 

Sempre considerando la tua situazione di partenza e l’obiettivo dell’allenamento, dedica 10 minuti al riscaldamento, per esempio una bella corsetta ad un ritmo costante e a bassa frequenza. Se fai sport che impiegano gli arti superiori dedica altri 5 minuti al warm up della parte superiore, per esempio, utilizzando elastici a bassa resistenza con movimenti ripetuti  in extra rotazione. Insomma valuta sempre cosa dovrai fare, se giochi a paddle o se invece vuoi fare una partita di calcetto.

 

Elasticizzare il corpo è una pratica molto comune che conviene mantenere. Nonostante l’evidenza scientifica non dimostri l’efficacia dello stretching, per logica empirica, avere delle articolazioni mobili ed elastiche permette al corpo di muoversi con più disinvoltura e quindi di avere meno problemi durante le pratiche sportive. Si otterrà la sensazione di leggerezza invece di un senso di rigidità totale. Insomma dopo aver fatto quei canonici 10 minuti di riscaldamento, passa alla mobilità articolare (stretching).

 

 

Mantenere una buona postura durante la nostra attività fisica

Sicuramente è evidente la differenza tra la postura di atleti professionisti che lo fanno per mestiere e quelli che lo fanno in modo amatoriale. L’ ipotesi che possiamo fare è quella di considerare l’importanza dello sport, sin da piccoli, per ottenere coordinazione e un buon gesto atletico. Con migliaia di ripetizioni, il corpo si plasma in maniera automatica definendo quello che è la “bella postura” e “un bel gesto atletico”. Se siamo degli avvocati in carriera e quindi abbiamo dedicato la vita allo studio, non significa che saremo costretti per sempre ad una postura sbagliata. Non per forza! Sicuramente, però, dovremmo lavorarci molto e richiederà molta dedizione. Quindi lavora sul gesto, prendi come esempio gli sportivi professionisti e a volte spendi tempo e soldi con persone qualificate che ti insegnino la postura elementare per lo sport che preferisci. Non improvvisare mai, segui sempre i consigli degli esperti.

Gradualità

Anche stavolta la gradualità ti aiuterà a non incorrere in problemi fisici o infortuni. Ascolta i segnali che ti invia il corpo:  puoi monitorare il battito cardiaco con un orologio da polso, idratati bene prima e dopo l’ attività fisica e in caso di  tremore o stanchezza, fermati, non esagerare. Se percepisci dolore durante un’attività non continuare a stuzzicarla, indaga e cerca la causa e, se non la trovi, rivolgiti ad un professionista del settore.

Riprendere dopo un intervento o un trauma

Per coloro che si stanno riprendendo da un intervento chirurgico o da un trauma, bisogna fare un discorso a parte, ovvero riprendere l’attività solamente quando un fisioterapista specializzato decreta la fine della riabilitazione e il rientro allo sport. Tutto questo non è un passaggio netto, bensì un periodo graduale di rientro sempre assistito da un esperto della riabilitazione.

In autunno preparati al rientro e non solo lavorativo, ma anche fisico, segui tutte le indicazioni che ti abbiamo dato, vedrai che, escluse quelle accidentali, non ci saranno problematiche e vivrai l’autunno all’insegna della ripresa fisica e mentale.

 

 

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ATTIVITA’ SPORTIVE: RISCALDAMENTO E STRETCHING

Il riscaldamento prima di ogni attività sportiva

L’importanza di un buon riscaldamento prima dell’attività fisica è fondamentale per atleti professionisti, ma anche per chi pratica sport a livello amatoriale.
Il riscaldamento, come dice la parola stessa, serve ad aumentare la temperatura corporea, in modo tale da riportare sangue verso le zone sollecitate evitando così il rischio infortuni.
Esattamente un buon riscaldamento favorisce l’elasticità dei tessuti muscolari e aumenta la lubrificazione per le nostre articolazioni. In tal modo riusciremo ad evitare strappi , contratture e stiramenti a livello muscolare.
Proprio per questo possiamo suddividere l’attività di riscaldamento in due fasi:

FASE GENERALE : attività a bassa intensità dove ci si preoccupa di attivare l’organismo in maniera globale.

FASE SPECIFICA: esercizi più tecnici e mirati ai muscoli target che andranno ad innalzare la temperatura di quest’ultimi.

Quindi con il riscaldamento, della durata di 5/10’, potrai avere questi benefici:

-Innalzare la temperatura corporea di 1-2 gradi.
-Aumentare irrogazione di sangue : l’aumento della temperatura porta una vasodilatazione periferica che favorisce il fabbisogno di ossigeno e sostanze nutritive aiutando il muscolo ad essere più forte.
-Migliora la lubrificazione articolare facilitando così il movimento delle articolazioni.
-Aumenta reattività del sistema nervoso.

 

Lo stretching

Terminata l’ attività sportiva, è importante non tralasciare esercizi di allungamento e stretching, per evitare spiacevoli infortuni e contratture. Gli esercizi di stretching favoriscono la circolazione, migliorano la respirazione e riducono la sensazione di affaticamento, ma soprattutto inducono ad uno stato di rilassamento psicofisico. 

Fare sport è utilissimo per il nostro benessere, ma resta fondamentale seguire alcuni accorgimenti per prevenire spiacevoli infortuni, quindi non sottovalutate i consigli degli esperti!

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RECUPERO DOPO L’ ATTIVITA’ FISICA

Attività muscolare

L’attività fisica è importante, ma altrettanto lo è il recupero e il modo in cui riposiamo. Ci sono tante forme di riposo e molteplici considerazioni che dobbiamo fare.

Innanzitutto stiamo parlando del riposo di fine allenamento o quello successivo ad una competizione sportiva. Che sia un allenamento intenso o meno, il tessuto muscolare è sempre coinvolto, quindi necessita di una determinata pausa che gli permetta di rigenerarsi. Dopo l’attività, il muscolo subisce delle vere e proprie lesioni sul tessuto, questo spiega anche i dolori post esercizi. Il muscolo subisce anche degli stress metabolici e un intervallo consente la formazione di nuove cellule e quindi la crescita muscolare, un vero e proprio aumento dei sarcomeri sulla fascia.

Ricordiamoci sempre che più il nostro corpo riceve uno stimolo bilanciato, meglio risponderà alla fase di adattamento. Se lo stimolo sarà eccessivo o superiore alla soglia di sopportazione, potrà incorrere ad un alto rischio di infortunio.

 

Recupero post attività fisica

Il recupero  personalizzato e bilanciato, sulla base di alcune caratteristiche importanti quali la nostra condizione di allenamento, la nostra età, le nostre condizioni generali, permette di evitare ulteriori infortuni o danni funzionali, derivanti da un sovraccarico della struttura.

Un giusto recupero ci permette di ristabilire anche l’equilibrio ormonale e quindi delle riserve energetiche necessarie per mantenere il buono stato di salute. Tuttavia ci sono vari recuperi che possiamo fare e che il corpo recepisce in maniera diversa, anche sulla base della condizione di partenza.

Il recupero veloce avviene subito dopo l’allenamento con il fine di ripristinare la condizione metabolica del corpo.

Il recupero a breve termine si verifica nelle ore successive all’attività. Il corpo cerca di riparare il tessuto muscolare danneggiato, fino a 48 ore dopo.

Il recupero a medio termine è la condizione dove il fisico si adatta e trova una soglia di preparazione determinata dall’esercizio eseguito, avviene la rigenerazione e quindi migliora le prestazioni. Si svolge anche nelle settimane successive.

Il recupero passivo dovrebbe avvenire principalmente nelle ore notturne. Il corpo e la mente riposano completamente. Il cervello è fonte essenziale di controllo di qualsiasi reazione all’interno del nostro organismo e ha bisogno di un tempo specifico per ripristinare le sue funzioni basilari affinché possa lavorare più efficientemente possibile. Sono necessarie almeno 7-8 ore continue e forse è il recupero più importante in assoluto. Se dormiamo bene, tutto il nostro corpo e la nostra mente ne beneficiano.

 

Il recupero attivo (qua apriamo un capitolo molto importante e dibattuto) rientra nei concetti riabilitativi e di ritorno all’attività fisica. Se pensiamo ad un muscolo che è stato allenato, quindi parzialmente lesionato, il recupero attivo è necessario per favorire la memoria funzionale di un determinato tessuto. Dunque un esercizio a bassa intensità aumenta la vascolarizzazione e di conseguenza la rigenerazione tessutale. E’ importante stimolare il tessuto, per esempio con esercizi propedeutici per la specifica attività.

 

Il massaggio è un altro tipo di recupero molto buono, è indicato per eliminare tutti i cataboliti e favorire i metaboliti. E’ utile per un rilassamento della fascia muscolare in tensione e favorisce un continuo sviluppo di endorfine, sane per il nostro corpo.

 

 

Capacità di riposo

Ci sono degli elementi che possono influenzare la nostra capacità di riposo.

  • L’ alimentazione, ovvero un adeguato apporto di macronutrienti come carboidrati, vitamine, grassi sani e proteine, sono essenziali per un recupero muscolare ottimale. Le proteine favoriscono la sintesi proteica muscolare e la riparazione dei tessuti degenerati. I carboidrati alimentano il corpo e forniscono energia necessaria per lo svolgimento di qualsiasi attività, è la nostra “benzina”. Un equilibrio di questi nutrienti, non dimenticando grassi sani e vitamine, ci permette di avere uno stato di salute generale buono e quindi la possibilità di avere una vita più sana.
  • L’idratazione è una parte fondamentale della nostra nutrizione. Essendo costituiti principalmente d’acqua, i nostri tessuti richiedono costantemente idratazione.
  • Lo stress è un elemento che coinvolge tutti. Un elevato stress fisico e mentale può influire negativamente su qualsiasi tipo di recupero, anche su quello muscolare. Lo stress cronico aumenta i livelli di cortisolo, un ormone che può ostacolare la sintesi proteica muscolare, quindi gestire lo stress diventa fondamentale anche per favorire il recupero dall’attività fisica.
  • Management del carico e dei tempi di recupero: un carico esagerato può portare ad un alto rischio di infortunio. E’ basilare un programma di allenamento bilanciato, adatto alla persona e al tipo di attività fisica. I tempi di recupero e i carichi dovranno essere condotti con più gradualità possibile.

 

Concludendo: è impossibile controllare tutto, gestire tutte le possibili variabili, ma oggi abbiamo degli strumenti adatti per eseguire un riposo adeguato. E’ necessario riposarsi nella fase post allenamento e ora sappiamo quali sono le variabili che possono influenzare la nostra condizione. Dobbiamo sempre considerare la nostra situazione di partenza che sarà diversa da tutte le altre. Queste linee guida sicuramente saranno utili per avere uno stile di vita corretto e per allenarsi al meglio delle nostre possibilità riducendo fortemente il rischio di infortunio.

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FISIOTERAPIA ACQUATICA E RIABILITAZIONE IN PISCINA

La fisioterapia

La fisioterapia è una branca della medicina che ha lo scopo di riportare i pazienti in uno stato di normalità in seguito ad un trauma, una patologia o un intervento chirurgico. La riabilitazione quindi può essere eseguita presso uno studio o una clinica privata, dove saranno presenti dei lettini, una palestra e uno spazio adibito per gli esercizi, oppure in acqua o meglio ancora in una piscina attrezzata.

 

Fisioterapia in acqua

In acqua non essendoci gravità, non percepiamo il peso del nostro corpo, perciò i pazienti che hanno delle limitazioni funzionali, una condizione di obesità o semplicemente un’età avanzata, avranno la possibilità di sentirsi più autonomi in un ambiente come la piscina o in mare. Infatti in acqua abbiamo la percezione che alcuni movimenti, apparentemente difficili, possono risultare più semplici anche grazie alla spinta idrostatica che ci riporterà verso l’alto.

 

 

Patologie più adatte ad una fisioterapia acquatica

Sicuramente le condizioni cardio-vascolari e respiratorie, sono le più favorite perché la circolazione sanguigna, il ritmo respiratorio e il movimento sono agevolati e permettono alle persone poco avvezze all’attività fisica di muoversi con più facilità. Tuttavia all’interno dell’acqua incontriamo una resistenza che può essere sfruttata per allenare o riabilitare il corpo, ci aiuta a rimanere a galla, ci permette di avere consapevolezza dello spazio circostanze e quindi di allenare la coordinazione e la percezione del nostro corpo.

 

Fisioterapia post-intervento chirurgico

La resistenza dell’acqua può essere sfruttata per creare ed inventarsi molteplici esercizi, con lo scopo di rinforzare la muscolatura. Ad esempio in seguito ad un intervento chirurgico agli arti inferiori, il paziente perde l’autonomia e la capacità di camminare, perciò l’acqua può essere un ottimo strumento per rieducare il paziente al ritorno a questa attività fisiologica. Il messaggio importante è quello di non consigliare la fisioterapia in acqua come parte fondamentale del percorso riabilitativo, anzi, dobbiamo essere consapevoli che essendo animali terresti, quindi abituati alla gravità, abbiamo bisogno di riabilitarci nel nostro habitat naturale.

Qualora la fisioterapia post chirurgica fosse eseguita completamente in acqua, il paziente potrebbe avere difficoltà, per esempio al ritorno ad un’attività sportiva fuori dall’acqua. Qualora fosse il contrario non ci sarebbero conseguenze deleterie, ma il pensiero moderno della fisioterapia non ha alcune controindicazioni contro la fisioterapia in acqua, ma delle linee guida che andrebbero seguite il più possibile. Quindi un ipotetico paziente potrebbe fare tranquillamente una parte della riabilitazione in acqua, senza andare incontro ad alcune conseguenze.

 

Fisioterapia in acqua, si consiglia di:

  • Verificare che la patologia che ci affligge sia adatta alla riabilitazione in acqua.
  • Fare un controllo delle comorbilità
  • Non avere ferite aperte o ancora i punti di sutura post chirurgici
  • Non avere infezioni o infiammazioni acute
  • Camminare in acqua alta se ci sono problemi di obesità, sedentarismo, caviglie gonfie, deficit di ritorno venoso, problematiche cardio-vascolari e respiratorie.
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FISIOTERAPIA E TERAPIA MANUALE

La terapia manuale 

La fisioterapia prevede due differenti trattamenti: manuale o strumentale.

La terapia manuale è una tecnica utilizzata da un professionista specializzato e non da chiunque. Spesso  il termine “terapia manuale” viene  utilizzato impropriamente. Oggi la fisioterapia mondiale ha connotato bene questa definizione all’interno delle specializzazioni, creando una nuova figura nel campo della riabilitazione. Esiste un’organizzazione internazionale che definisce delle linee guida chiare e precise, con lo scopo di aiutare il paziente a risolvere dei problemi che fino ad oggi sono stati curati con macchinari o farmaci, senza capirne veramente la causa.

La fisioterapia, come tutta la medicina, ha il dovere di migliorarsi continuamente, aggiornarsi e mettere in discussione quello che prima era assoluto, permettendo al professionista di avere molti più strumenti e ampliando il proprio ventaglio di scelte terapeutiche.

Il terapista manuale

L’IFOMT (international federation of orthopaedic manipulative physical therapists) è l’organizzazione che regola e chiarisce quali siano i compiti che devono svolgere le università per accreditare il titolo di terapista manuale OMT. Quindi la terapia manuale è svolta da una professionista che, oltre ad un percorso universitario ha svolto un master e ottenuto l’abilitazione di “terapista manuale”.
I terapisti manuali sono stati istruiti a valutare il paziente in maniera globale, quindi mirare alla comprensione degli aspetti bio-psico-sociali della persona.

Valutazione del paziente

Per il terapista manuale, il quadro clinico del paziente prende in considerazione sentimenti e passioni che possono influenzare lo stato di salute. Dunque, usa una metodologia capace di riconoscere e raccogliere dati clinici  attraverso un ragionamento rigoroso e basato sulle evidenze scientifiche. L’ obiettivo è raggiungere soluzioni terapeutiche di alto livello e una maggior appropriatezza clinica. 

 

Tecniche manuali

In seguito alla raccolta dei dati clinici ottenuti, il terapista può elaborare delle ipotesi, attuando una serie di strategie di intervento che applichino quelle che sono le “tecniche manuali”: MASSOTERAPIA, LINFODRENAGGIO ESTETICO, GINNASTICA POSTURALE MEZIERES, GINNASTICA POSTURALE SOUCHARD, KINESIO, TAPING, PILATES, YOGA, LINFODRENAGGIO TERAPEUTICO, BENDAGGIO FUNZIONALE, CHINESITERAPIA, REIKI, PREPARAZIONE ATLETICA. Attraverso delle mobilizzazioni, delle manipolazioni o anche attraverso l’esercizio fisico specifico, il terpista manuale gestisce il problema che affligge la persona.

Nella complessità della medicina e del corpo umano, la figura del terapista manuale è in grado di sviluppare un processo decisionale, in seguito ad un’attenta valutazione personale che altre figure non attuano.

La terapia manuale ha il compito di acquisire una visione professionale del problema e soprattutto univoca. Il terapista manuale ha delle linee guida molto serie, che devono portare a valutare in maniera responsabile il paziente e il problema che lo affligge. Deve ricercare e trovare un metodo che lo possa aiutare a lungo termine, nella maniera più naturale possibile . Ha l’obiettivo di risolvere il problema e non solamente di ridurre il sintomo.

Se la medicina avesse come obiettivo l’ascolto e la comprensione di quali siano i veri bisogni dei pazienti, sarebbe più semplice trovare la cura ed aiutare le persone nel loro insieme.

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DRENAGGIO LINFATICO MANUALE

Massaggio drenante

Il massaggio drenante linfatico è una tecnica utilizzata in campo medico che permette di lavorare direttamente sul sistema linfatico attraverso l’applicazione delle tecniche manuali del terapista. Il sistema linfatico è stato scoperto e studiato tardi in anatomia, e quindi anche il suo trattamento. Le più note scuole di linfodrenaggio sono la scuola Leduc e il metodo Vodder. Entrambe si basano su princìpi simili, ma differiscono per il numero delle manovre e i protocolli di esecuzione. Il metodo Vodder resta comunque il più praticato e studiato in ambito medico-scientifico, compreso quello reumatologico. Consiste in massaggi eseguiti in genere su collo, nuca, ventre e torace.

È importante fare una piccola introduzione sul sistema linfatico per capire come il trattamento manuale possa agire sulle strutture interessate. Tutti gli organi e i tessuti del corpo sono forniti di vasi linfatici, tranne la cornea, l’epidermide, le ossa e gli alveoli polmonari.

Sistema vascolare linfatico

Il sistema vascolare linfatico è composto da:

  • APPARATO CIRCOLATORIO LINFATICO: capillari, vasi linfatici, dotti
  • LINFONODI
  • ORGANI LINFOIDI: timo, milza, malt (mucosa-associated lymphoid tissue), all’interno dei quali scorre la LINFA che nasce nel tessuto interstiziale delle cellule.

Nonostante la circolazione venosa sia lenta e abbia una portata minore rispetto a quella arteriosa, la circolazione linfatica risulta essere ancora più lenta. La rete venosa ha una sua funzione di serbatoio e in questo spazio i prodotti del catabolismo sono ripresi dalla circolazione linfatica, infatti gli scambi ematotissutali avvengono nel compartimento capillare-interstiziale, permessi dal considerevole rallentamento della circolazione che lo caratterizza.

L’interstizio, costituito da fibre di collagene, elastina e fibre reticolate, costituisce lo spazio attraverso cui avvengono gli scambi di molecole tra i tessuti per il fenomeno della diffusione . Questo scambio avviene grazie al fenomeno del drenaggio linfatico fisiologico e quindi della matrice extracellulare. Quando c’è un evento di congestionamento si può depositare l’edema. A differenza del sistema capillare, pressochè impermeabile, i vasi prelinfatici permettono il passaggio di sostanze più grandi, quali proteine, cataboliti tissutali, virus e batteri. Nell’interstizio infatti il 90% delle sostanze è riassorbito dal sistema capillare ematico, invece il 10% dal sistema linfatico. Entrando nelle vie linfatiche questo liquido prende il nome di linfa.

La linfa

La linfa è composta da acqua, proteine, lipidi, cellule e sostanze esogene. Ha la funzione di nutrire le cellule, di garantire la risposta immunitaria e di trasportare batteri e macrofagi ai linfonodi. Dopo aver attraversato il dotto toracico (linfonodi) la linfa torna nel sangue depurata andando a formare il plasma.

Ci sono vari meccanismi di trasporto della linfa, intrinseci (contrazioni spontanee dei linfagioni e del sistema simpatico) o estrinseche come l’attività della pompa muscolare o articolare. Quando questa capacità di trasporto viene a mancare o quando le proteine ristagnano troppo a lungo nell’interstizio, il tessuto connettivo si modifica; si forma una stasi e un ristagno dei liquidi, impedendo alle proteine di passare generando l’edema.

 

IL SITEMA VASCOLARE LINFATICO ASSICURA LA FUNZIONE DI TRASPORTO DELLE PROTEINE INTERSTIZIALI E DI CONSEGUENZA GARANTISCE LA FUNZIONE DI DIFESA IMMUNITARIA DELL’ORGANISMO.

Il sistema linfatico è innervato dal sistema autonomo che ne controlla la capacità di adattamento alle variazioni interne e esterne. È quindi strettamente legato alle emozioni!!!!!

Il massaggio linfatico

Il massaggio linfatico essendo un trattamento rilassante libera le endorfine nel corpo, rilasciando un senso di benessere generale. Il drenaggio linfatico manuale è una tecnica manuale, mediante la quale si utilizzano manovre superficiali, ritmiche e in sequenza prossimo-distale. Il massaggio drenante agisce sulla matrice interstiziale dei tessuti, sui vasi linfatici e sui linfonodi e favorisce la penetrazione nei vasi linfatici delle macromolecole ristagnanti nell’interstizio. Ha un’azione di spremitura delicata delle stazioni linfonodali.

 

Il DLM ha  EFFETTO ANTIEDEMIGENO E RIGENERANTE sui tessuti specialmente in caso di cicatrici. È riconosciuto inoltre un effetto analgesico poiché agisce sui MECCANOCETTORI. Lo stimolo meccano-pressorio inibisce gli input nocicettivi causati dai nocicettori locali e attraverso il lavaggio dell’interstizio e il conseguente allontanamento di sostanze nocive (chinine) riduce l’effetto doloroso.

 

Il DLM ha anche un effetto sul tono muscolare, riducendo il tono e migliorando il trofismo tissutale, oltre ad agire SUL SITEMA IMMUNITARIO.

Una seduta dura dai 20 ai 60 minuti, vengono utilizzate manovre lente e delicate che rispettano il ritmo fisiologico, svuotando le stazioni linfonodali e senza provocare dolore.

Il DLM deve essere gradevole, infatti spesso il paziente si rilassa, agisce sul sistema simpatico e parasimpatico. La pressione delle mani va considerata come “spremitura” in stretching della cute sui piani sottostanti. Tra cute e sotto cute c’è lo spazio dove ristagna linfa.

Il massaggio drenante oltre ad agire come analgesico, lavora sia sulla muscolatura scheletrica, riducendo le contratture e rimuovendo le tossine nei tessuti, sia sulla muscolatura liscia quindi sui vasi linfatici, infatti contribuisce a mantenere sano e pulito il nostro tessuto connettivo, in particolare la matrice interstiziale. Grazie a questa tecnica drenante, i prodotti del catabolismo raggiungono più velocemente le strutture linfatiche deputate al loro riassorbimento. In seguito al trattamento, c’è un aumento della diuresi, una sensazione di leggerezza generale, e gli arti appaiono più magri creando una sensazione di benessere generale.

Indicazioni

  • Linfedemi primari e secondari
  • Flebolinfedemi
  • Lipedemi
  • Cicatrici
  • Infiammazione SENZA infezione
  • Sindrome algodistrofica
  • Sindrome del tunnel carpale
  • Periartrite scapolo-omerale con borsite
  • Coxartrosi pre- e post- intervento
  • Pre- e post- intervento chirurgico estetico
  • Pre-post partum

Controindicazioni

ASSOLUTE

  • Infezioni (loinfangiti)
  • TBC
  • Noeplasie in fase M
  • Interventi chirurgici
  • Gravidanza in determinate condizioni (DLM addome)
  • Cisti ovariche (DLM addome)

RELATIVE

  • Insufficienza cardiaca
  • Insufficienza renale asma
  • Vagotonia (DLM collo)
  • Ipertiroidismo (DLM collo)

Una delle condizioni in cui si prescrive il massaggio drenante è per la patologia del linfedema ossia l’incapacità di trasporto della linfa, determinata da un deficit funzionale dei vasi linfatici o da una malformazione organica. Altre patologie comuni sono le flebolinfedemi derivante da un accumulo di sangue e linfa, quindi da un’insufficienza venosa cronica, il lipedema ossia proliferazione con degenerazione progressiva del tessuto adiposo localizzato, principalmente a livello delle articolazioni coxofemorali e sindrome algodistrofica, che si presenta con un’edema sottocutaneo più frequentemente nelle mani e nei piedi.

Insomma il linfodrenaggio è una terapia che viene prescritta a cicli di almeno 5-10 sedute per ridurre i liquidi in eccesso che il nostro corpo non è in grado di debellare. L’utilizzo delle mani e della fisioterapia è essenziale per aiutare i pazienti con problemi di ristagno a livello degli arti inferiori, come piedi o caviglie, oppure in seguito a quelle patologie sistemiche che coinvolgono il nostro organismo.

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